L'azienda agriturismo Il Castagno, oltre ad essere luogo per tranquilli soggiorni, è anche ideale punto di partenza per iniziare la scoperta dell'Oltrepò Pavese, territorio unico e incontaminato ricco di storia, cultura e tradizioni. Vi segnaliamo alcune risorse di assoluto valore...

FORTUNAGO DIAMANTE DELLA STORIA MEDIOEVALE IN OLTREPO'

Il territorio comunale, che si estende nella zona collinare dell’Oltrepo Pavese, è attraversato dal torrente Ardivestra, e vanta numerose frazioni disseminate sulle colline, attorniate da vigneti, frutteti e boschi. Fortunago è situato sopra uno sperone montuoso: le abitazioni, restaurate e conservate nel loro tipico aspetto antico in sassi, sono arroccate sul pendio di un colle, disposizione tipica del borgo medioevale con la chiesa ed il palazzo comunale che dominano dall’alto, e con un panorama collinare unico nel suo aspetto. Le origini sono antiche, come testimoniano i resti del castello e delle mura di cinta; il nome, Fortunago, significherebbe “casa presso l’acqua”, tesi avvalorata dall’effettiva presenza di sorgenti di acqua freschissima con proprietà minerali. Fortunago è censito fra i 100 Borghi più belli d'Italia. Per maggiori informazioni visita il sito del Comune di Fortunago

EREMO DI SANT'ALBERTO DI BUTRIO.

L’Eremo Sant’Alberto, sorge fra primi rilievi dell’Appennino oltrepadano a 687 metri di altezza, isolato in una chiostra di monti, tra verdi pascoli, castagni, querce e abeti. Dopo la morte di Sant’Alberto, l’eremo crebbe ancora in potenza e numero di monaci tanto da divenire un centro spirituale di una vastissima zona. Ospitò illustri personaggi ecclesiastici e laici. Si crede vi abbiano soggiornato anche Federico Barbarossa e Dante Alighieri. Verso la metà del XV secolo, con l’avvento degli abati commendatari, l’Eremo incominciò il periodo di decadenza. Nel 1543 gli ultimi monaci lasciarono l’Eremo trasferirsi altrove. Seguirono tre secoli di quasi abbandono totale, durante i quali il monastero e parte della torre furono distrutti. Con l’avvento delle leggi napoleoniche, nel 1810, l’Eremo fu soppresso e requisito dal governo. Dopo tre secoli (1600-1900), la cura dell’Eremo fu affidata a Don Orione nel 1900, anno in cui avvenne la riesumazione dei resti mortali di Sant’Alberto, deposti poi entro una statua di cera che si può vedere nella chiesa di Sant’Alberto. Nel 1921 don Orione ripopolò l’Eremo collocandovi gli eremiti da lui stesso fondati nel 1899. Questi sono ancora presenti in questo Eremo e conducono una vita di francescana semplicità e preghiera. Tra di essi ebbe una certa rinomanza uno, chiamato Frate Ave Maria, che visse in questo luogo per circa quarant’anni dal 1923 al 1964 conducendo una vita straordinaria per santità, preghiera e penitenza. Per avere maggiori informazioni su questo luogo religioso, ritenuto fra i più importanti d'Italia e di Europa, vi consigliamo vivamente di visitare il sito WWW.SANTALBERTODIBUTRIO.IT


PIEVE DI SAN ZACCARIA A ROCCA SUSELLA

Fu costruita probabilmente dai maestri comacini nella prima metà del sec. XII. E' citata per la prima volta in un documento del 1164 e nominata nel 1198 in una bolla di Papa Innocenzo. Da essa, come Capo-Pieve, dipesero fino al 1700 le Parrocchie di S. Eusebio, Montesegale, Sanguignano, S. Giovanni di Piumesana, Groppo, Susella e Godiasco. Nel 1820 fu ridotta a semplice Parrocchia, pur conservando il titolo di Arcipretura. La maggior parte dell'edificio fu in seguito sconsacrato ed adibito ad usi agricoli, mentre soltanto una piccola cappella rimaneva officiata fino al completo restauro compiuto dagli anni '70 fino ai giorni nostri. Nella facciata si alternano fasce orizzontali di mattoni ed arenaria. Lesene verticali e cordoni in arenaria dividono la facciata in cinque scomparti; sopra il portale strombato vi è una bifora sovrastata da due oculi; la sommità della facciata è andata distrutta. L'interno conserva ancora alcuni bei capitelli romanici.

Monte Alpe. La riserva naturale del Monte Alpe è gestita dall’Azienda Regionale delle Foreste. Si possono trovare specie naturali come la rosa canina, l’anemone epatica, l’orniello. Nell’area si svolgono degli esperimenti, come sulla formica lugubris, una specie di predatrice di larve d’insetti e sulla processionaria del pino, pericolosa per i boschi di pino nero. Nella zona nidificano rapaci come lo sparviero, la poiana, l’allocco, mentre ai margini della riserva vivono il picchio rosso maggiore, la pernice rossa, il saltimpalo, la sterpazzolina e inoltre sono visibili scoiattoli, ghiri, cinghiali.

Pietra Corva. Il giardino alpino di Pietra Corva si trova a 950 metri di altitudine sulla pendice nord-ovest del monte omonimo, una delle vette maggiori della catena montuosa dell’Oltrepo Pavese ed è compreso nel Comune di Romagnese. La località è raggiungibile facilmente da Pavia, Piacenza, Genova e Alessandria. Ideatore e realizzatore del giardino botanico Alpino è stato il dr. Antonio Ridella, veterinario condotto deceduto nel 1984, aiutato dal suo collaboratore Cesare Soffritti, che volle collezionare specie tipiche di vegetazione e di flora delle zone più elevate delle catene montuose, attribuendo molta importanza all’aspetto tecnico-colturale. Le specie presenti hanno origini varie e i gruppi più rappresentati sono quelli di Alpi, Appennini, Pirenei e Ande. Molti visitatori sono attratti non tanto dal significato botanico quanto dalla bellezza dei colori, delle vistose fioriture e dallo splendore vegetativo che si manifestano nei mesi di maggio e giugno.

SALICE TERME. Acque Curative con Stabilimenti Termali

Furono gli antichi romani a scoprire, per primi, i benefici effetti dell’acqua "salsa" che generosamente sgorgava dal sottosuolo. Lo testimoniano importanti reperti rinvenuti nei pressi della "Fonte Sales" (delle Terme di Salice S.p.A.), risalente al IV secolo d.c. e tutt’ora in attività. Ma il ricco "bacino termale" di Salice, oltre alle acque solfuree, che risultano essere tra le più ricche di idrogeno solforato in Italia, ci riserva una "miniera" particolarmente interessante grazie anche alla presenza di acque salsobromojodiche forti con le quali è possibile preparare fanghi naturali salsobromojodici fortemente mineralizzati. L’impiego terapeutico di queste acque è particolarmente ampio ed abbraccia una considerevole gamma di patologie come, ad esempio, le malattie delle vie respiratorie e dell’orecchio, le malattie artroreumatiche e dell’apparato circolatorio. L’uso delle acque e dei fanghi è consigliato in campo ginecologico e dermatologico, mentre l’acqua solfurea è utilizzata anche per la cura delle affezioni gastrointestinali e delle vie urinarie. Da non trascurare, infine, la cura delle malattie del ricambio legate agli squlibri ormonali ed il termalismo pediatrico. Naturalmente, presso gli stabilimenti termali di Salice, oltre alle qualità terapeutiche delle acque e dei fanghi, è possibile trovare medici specialisti, fisioterapisti e personale altamente qualificato in grado di affrontare le varie esigenze del curista con alto profilo professionale.

Agriturismo "IL CASTAGNO" - Fraz. Biancanigi - 27040 Borgo Priolo - Tel. 339.5327478 - 338.8160834 Fax 0383.896054

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